Che cos’è questo sito e come si partecipa alla cosa

Il blog Il ricordo d’infanzia nasce parallelamente a un’iniziativa che si chiama, guarda caso, Il ricordo d’infanzia.

L’iniziativa è avviata da Giulio Mozzi il 12 luglio 2012, con un articolo nel suo bollettino vibrisse intitolato Il ricordo d’infanzia. Un libro da fare. Poco dopo comincia la collaborazione di Elena Orlandi.

La faccenda ha avuto una certa eco. Ne hanno parlato alcuni giornali, prima La Repubblica con un trafiletto di Loredana Lipperini (vedi), poi L’Unità con un articolo di Silvio Bernelli (vedi), poi Il Gazzettino in un articolo nel quale peraltro si parlava d’altro (vedi), infine il Corriere della sera con una doppia pagina nel supplemento domenicale La lettura (vedi).

Hanno risposto all’appello circa milleduecento persone, inviando complessivamente circa millequattrocento ricordi d’infanzia.

Sono stato invitato a presentare l’iniziativa al Festival delle storie di val Comino, il 28 agosto 2012. Il 7 dicembre 2012 la presenterò in un incontro organizzato all’interno della fiera della piccola editoria Più libri più liberi. Proprio dalle suggestioni nate in una conversazione in calce all’annuncio di questo invito (sempre in vibrisse, qui) è nata l’idea di creare questo blog qui, Il ricordo d’infanzia.

In questo blog raccolgo fotografie di oggetti che le persone hanno con sé fin dall’infanzia. Ogni fotografia è accompagnata dalla storia dell’oggetto. Se vuoi partecipare, manda la tua fotografia e la tua storia a questo indirizzo: ilricordodinfanzia@gmail.com. Se vuoi che la tua fotografia e il tuo racconto appaiano anonimi, ti invito a dichiararlo esplicitamente.

Grazie.

13 Risposte to “Che cos’è questo sito e come si partecipa alla cosa”


  1. Ci manca solo l’UNESCO. I ricordi sono patrimonio dell’umanità.

  2. manu Says:

    per informazioni su come postare una foto premere 1
    per un guasto alla memoria premere 2
    per comunicare la lettura di un ricordo d’infanzia particolarmente suggestivo premere 3
    per fare, modificare o disdire un ricordo d’infanzia premere 4
    per parlare con giulio mozzi rimanere in linea

  3. Silvia Says:

    L’idea del ricordo accompagnato da una immagine importante o significativa è bella. Ci impone di ricordare davvero una cosa di cui oramai si è fatta memoria naturale e anche l’oggetto del ricordo è magari un suppellettile tenuto là con indifferenza, o chiuso in un cassetto. Accostargli il ricordo di qualcosa che potrebbe essere accaduto rinnova l’oggetto, quantomeno lo si spolvera per fare la foto.
    Fare da soli la propria foto…bello anche questo.
    Personalmente ringrazio Giulio Mozzi e Elena Orlandi per come mi stanno involontariamente insegnando a proporre un’idea nel modo meno dilettantesco possibile. Per me che ho poca possibilità di fare corsi di vario genere, o si, anche di studiare, questo blog, e tutta l’iniziativa la trovo formativa. Anche leggere tutto ciò che tutti voi ogni giorno avete scritto sulla pagina FBK dell’evento, e che io mi sono divertita a metterli tutti in una cartella, per poi, magari un giorno liberarli nel blog. Mi piacerebbe poterlo fare. E’ un cammino che anche se fatto in solitaria ha avuto ed ha una sola meta. Memoria, emotiva o no.
    Buonanotte e buona domenica

  4. manu Says:

    @giulio mozzi
    in questo caso l’emoticon aiuta 🙂

    tutte queste descrizioni puntuali sul concepimento e sulla gestazione del ricordo d’infanzia mi sono sembrate all’improvviso un po’ surreali, e l’artefice di tutto ciò un nastro registrato. quando non mi irrita, la burocrazia mi fa proprio ridere.
    un po’ ci sei costretto dalle domande di ogni genere che ti vengono rivolte, un po’ intravedo una certa predisposizione naturale (alla pedanteria, dico).
    è indubbio che ci son cose che stanno bene gestite all’interno di reticolati o griglie di comportamento.
    ecco, anche adesso mi chiedo di cosa sto scrivendo. mah. lascio.

    • Giulio Mozzi Says:

      Eh, Manu, altro che “predisposizione naturale”: la mia pedanteria è leggendaria.
      D’altra parte, quando invito qualcuno a partecipare a un’iniziativa, e soprattutto se quell’iniziativa consiste nel portare in pubblico ciò che è privato – magari molto, molto privato -, desidero che chi decide di partecipare abbia a disposizione tutte le informazioni. E, magari che, si renda ben conto di che cosa significa mettere sotto gli occhi di tutti un pezzo della propria vita privata.

      Tutto qui.

      (La predisposizione naturale comunque c’è, sia chiaro. E c’è anche una specie di divertimento nel comporre testi così algidi per presentare una cosa così piena di emozioni…).

  5. Silvia Says:

    Grazie Manu. Come quando un bambino chiede sempre: perché. Perché. Perché. Alla fine l’adulto gli da un lecca lecca: – Tieni, è così e basta.


  6. Ma ora le segreterie telefoniche, come i navigatori, usano i sistemi di riconoscimento vocali e, chiaramente, sbagliano tutti gli accenti.. secondo me è utile ascoltiate qualche call center “moderno”: fa riflettere!

  7. manu Says:

    @giulio
    chiaro, si, un passo dopo l’altro

  8. anna maer Says:

    Sigh, sono arrivata in ritardo? inviato foto a metà novembre…vi rincorro, un saluto

  9. Guido Bono Says:

    questo progetto esiste già da più di 3 anni. sono già stati pubblicati 2 libri.
    cfr. https://www.facebook.com/groups/quandoieropiccolo/10151286089739253/?notif_t=group_activity

  10. Guido Bono Says:

    non è chiaro dove andrebbero a finire i proventi?
    nelle vostre tasche?
    cfr. https://www.facebook.com/groups/quandoieropiccolo/?bookmark_t=group

  11. Viviana Says:

    Ho già inviato il racconto tempo fa (anche se non so se sia stato scelto), posso aggiungere la foto?


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