Yoghi Piccolo

1 novembre 2012

Scrive Davide Musso:

Ho sempre sospettato che Yoghi Piccolo non amasse i rivali. Quando me lo regalarono – avevo un anno – diventò immediatamente il mio preferito, a parte un breve periodo in cui il podio gli fu strappato da Leone, un peluche dalla folta criniera su cui mi buttavo quando ero triste. Ma un giorno qualcuno lo infilò in lavatrice e Leone venne fatto a pezzi dalla centrifuga. Mia madre ancora oggi nega di essere la responsabile dello scempio.
Poi fu la volta dei pesciolini rossi: non facevo in tempo a portarli a casa dal luna park che li trovavo pancia all’aria sul pelo dell’acqua.
Per non parlare della tartarughina che scomparve senza lasciare traccia. In casa nessuno si è mai capacitato di come sia riuscita, minuscola com’era, a spostare la pietra che arredava la sua vaschetta e a scavalcare il bordo di plastica che la separava dalla libertà.
L’ultimo in ordine di tempo fu Yoghi Grande, un orsacchiotto arancione che, come suggerisce il nome, consideravo il fratello maggiore di Yoghi Piccolo: sparì misteriosamente nel trasloco dell’82.
Da allora, Yoghi Piccolo è rimasto l’unico e il solo, e ora scruta il mondo dall’alto della libreria di fianco al mio letto.

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Una Risposta to “Yoghi Piccolo”


  1. Sono arrivato al blog e alla foto quasi per caso. Poi quando ho visto la foto mi è venuto un colpo al cuore. Prima che quel bruciore che lo accompagna si diluisse nel petto e nella gola mi ero già detto No, non è possibile. Non è lui. Il tuo piccolo Yoghi è gemello del mio piccolo Bubu, a quanto pare. Non immaginavo ne esistesse un altro, di Bubu.
    Il mio Bubu è un po’ più malconcio, ha un occhio che non è più quello che era una volta e una delle zampe non ha più pelle, ormai, si vede dentro. Cioè, non ha più stoffa, si vede l’imbottitura.
    Però, quando lo guardo io, il mio Bubu, la sensazione è sempre la stessa che provavo 41 o 42 anni fa. Solo un po’ più razionale, meno struggente. Io al mio Bubu gli voglio bene e voglio dire, è difficile da ammettere per un uomo di 46 anni che tu vuoi bene a un vecchio pupazzo, eppure io gliene voglio. Che in un certo senso vuole dire che io voglio bene a me bambino. Grazie per avermeli fatti ricordare, quei due. Quel bambino e quel pupazzo.


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