Archive for ottobre, 2012

Nanu

16 ottobre 2012

Simone_1

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Scrive Simone:

Omaggio al calciatore Giuseppe Galderisi. Nanu è il mio pupazzo preferito perché è l’unico pupazzo magico che diventa una palla. Nanu posso portarlo a nanino con me e dormirci insieme. Però Nanu posso anche giocarci a calcio in casa e tirar delle gran sleppe che mio cugino Mirco col cavolo che le para. Nanu si chiama Nanu come il mio calciatore preferito: quello del Verona che fa sempre dei gran gol anche s’è basso come me.

Pinocchio

16 ottobre 2012

NormannaAlbertini

Scrive Normanna Albertini:

Poi arrivò la Befana. Sapevo che mi avrebbe portato un regalo. Mia mamma non aveva disfatto l’albero: un vero pino (silvestre) cavato da mio nonno sul Monte Battuta, lì a due passi da casa, e trapiantato in un vaso di coccio. L’avrebbe ripiantato nel bosco, poi. Sui rami stillanti resina, mandarini e caramelle e castagne e noci. La punta di stagnola in alto. Niente lucine. Sapevo che la Befana mi avrebbe lasciato il regalo proprio lì, vicino al vaso. E la mattina del sei gennaio mi alzai con mio padre che diceva, giù dalle scale, che c’erano delle impronte, fuori, sulla neve, che c’era anche l’impronta di una scopa. Avevo compiuto sei anni nell’ottobre appena passato e avevo imparato a leggere subito, nei primi due o tre giorni di scuola. La Befana lo sapeva: sotto l’albero trovai un libro. Brividi di gioia. Mi rinchiusi in camera, lo sfogliai, l’annusai, l’accarezzai. Mi innamorai di ogni immagine. M’innamorai di Pinocchio. Soffrii per lui, piansi per lui; piansi di gioia quando, alla fine, lo vidi trasformato in un bambino vero. La Befana mi aveva aperto una porta sul mondo fuori, ma anche sul mio mondo dentro. La Befana mi aveva fatto un regalo immenso. La Befana, scoprii solo da adulta, era la mia bisnonna Jusfina.

Gommine

16 ottobre 2012

IsabellaMarchiolo

Scrive Isabella Marchiolo:

Quando avevo circa sette-otto anni c’era la collezione delle gommine del Mulino Bianco. In ogni confezione di biscotti o merendine trovavi una gomma che riproduceva fedelmente i vari prodotti, in modo curatissimo e realistico. In generale io e mia sorella eravamo patite delle gommine a forma di animali, personaggi dei cartoni e oggetti vari (ne avevamo tantissime, di soggetti vari), ma in quelle c’era sempre qualche dettaglio (di solito i colori improbabili) che svelava come si trattasse di gommine. Invece le mie preferite erano quelle del Mulino perché sembravano in tutto e per tutto vere e devo dire che oggi non ho mai più visto, nemmeno nei set di giocattoli da cucina per bambine, oggettini riprodotti in maniera più precisa di quelle gommine. Molte sono andate perdute, ho conservato le superstiti per decorare l’orologio che vedete nella foto: oggi arreda la stanzetta dei miei bambini e in alto sul muro resiste all’attacco di mia figlia che vorrebbe le gommine per giocare. Ma è ancora in età “distruttiva” e per evitare di perderle le ho affidate all’orologio, aspettando che Alice sia più grande.

Di nuovo al mio fianco

14 ottobre 2012

Scrive Sandra Ammendola:

Osito.
Non mi ricordo più il suo nome.
Regalo dalla zia-madrina
alla mia nascita, nel 1963.
Ritrovato nel 2009,
sotto, dietro,
coperto da pezzi di lenzuola,
nell’armadio di mia madre.
Dal 2009 è di nuovo
al mio fianco,
con un’altro nome:
Chinche.

Angelo custode

14 ottobre 2012

PaoloGallina

Scrive Paolo Gallina:

Questo immaginetta incastonata in una cornice d’argento cesellato stava attaccata sul muro sopra il mio lettino. Alle mie spalle, proprio come un angelo custode. Avrò avuto due, tre anni. Il lettino era di ferro cromato con le spondine che si alzavano e abbassavano lungo due guide cromate collocate alle estremità. Quando non dormivo ero impegnato in due giochi. Uno consisteva nell’abbassare e alzare la spondina alla mia sinistra. Nell’altro gioco, calcando i talloni sul materasso, mi spingevo indietro fino a quando con la testa non toccavo la testiera del letto. A quel punto alzavo il braccio destro, sollevando leggermente anche la spalla, e con il dito indice proteso titillavo la parte inferiore della cornicetta facendola pencolare sul chiodino dove stava appesa. Era questa un’operazione molto impegnativa perché la cornice era collocata a un’altezza che per raggiungerla ero costretto ad allungarmi tutto. Ciò non mi consentiva di muovere la cornice con gesti misurati, ma piuttosto a scatti e questo talvolta provocava la sua caduta. Smettevo allora di giocare e mi “incantavo” a guardare quell’angelo custode sollevato da terra, senza piedi e quella bambina protesa a cogliere un bocciolo rosso che inspiegabilmente stava alle sue spalle.

La grotta del mistero

14 ottobre 2012

GiovanniCocco

Scrive Giovanni Cocco:

Me lo regalarono a 10 anni.
1986, in edizione Mursia, collana “Corticelli”.
Facevo la quarta o la quinta elementare.
Accanto a Salgari, Verne e Stevenson, ci stava questo libro qui.
La prima parte, intitolata “La grotta del mistero”, era uno dei miei racconti preferiti.
La seconda parte, intitolata “L’ombra sul balcone”, era una schifezza.

Che cos’è questo sito e come si partecipa alla cosa

12 ottobre 2012

Il blog Il ricordo d’infanzia nasce parallelamente a un’iniziativa che si chiama, guarda caso, Il ricordo d’infanzia. (continua…)

Orsacchiotto

12 ottobre 2012

AdaGanimede

Scrive Ada Ganimede:

Black mi stava già aspettando nella culla quando sono nata, è un regalo dello zio Carlo, il mio preferito, fratello minore di mio padre.
Pare lo abbia comprato quando ha saputo che sarei arrivata e anche se forse non è proprio così mi piace pensare che questo orsacchiotto di pezza sia la prima cosa che è stata veramente mia.
Mi raccontano che da piccolissima ci dormivo avvinghiata e che correvo ad abbracciarlo quando mi rimproveravano o piangevo per qualsiasi altra ragione.
Non so scegliere un ricordo in particolare per raccontarlo.
Black è stato il mio bambino e il mio allievo quando giocavo alla mamma e alla maestra, il mio pubblico quando mi fingevo una concertista e i cuscini erano il pianoforte o quando ballavo in salotto sui video di Madonna.
Gli raccontavo le mie storie preferite, me lo sedevo accanto quando guardavo i cartoni alla tv e ogni volta che potevo o me lo permettevano lo portavo con me.
Un giorno ha perso un occhio, non ne sono sicura ma è verosimile che glielo abbia cavato mia sorella (io non avrei mai, mai potuto!) durante una delle sue scellerate incursioni nella mia stanza, oppure il gatto Merlino che aveva l’abitudine di usare i pupazzi per farsi le unghie ,ma ho continuato ad amarlo pazzamente e a parlargli come fosse il mio migliore amico anche quando sono cresciuta e ho smesso di giocarci in senso stretto.
L’ho fatto sempre e lo faccio ancora, lo faccio anche adesso che l’infanzia è lontana trenta’anni e 1294 km.

Elefantino

12 ottobre 2012

SimonettaSantamaria

Scrive Simonetta Santamaria:

Pissi. Me lo misero nella culla e da allora è rimasto al mio fianco. Prima di scoprire la magia dei libri, lui era il mio specchio sul mondo, e così credevo che gli elefanti fossero tutti bianchi e morbidi. Nel tempo gli si è ingrigito e diradato il pelo, la trama mostra qualche rattoppo, gli occhi blu non sono più brillanti come allora. Ma la sua imbottitura custodisce tutti i miei cinquant’anni. Ora lui è lo specchio su me stessa.

Campana di vetro

12 ottobre 2012

Scrive Alba Cataleta:

…le invio un oggetto, ricordo d’infanzia molto importante e particolarmente caro al mio cuore perchè la nonna ci faceva trovare sempre dei dolcetti – se facevamo i bravi – sotto questa che da noi in Puglia si chiamano campane di vetro, con la motivazione che i nostri parenti morti ci avrebbero premiati per le nostre buone azioni… Ingenuità di noi ragazzi del “secolo ombè“…